RAZIONALE

La prevalenza della Malattia Renale Cronica varia in rapporto all’età media della popolazione di riferimento e alle condizioni socioeconomiche: secondo lo studio italiano “Cardiovascular risk in Renal Patients of the Italian Health Examination Survey (CARHES)”, l’incidenza in Italia si attesterebbe intorno al 7% circa (De Nicola 2015) con grado d’insufficienza renale moderata, cioè funzione renale (espressa come filtrato glomerulare) dimezzata o più che dimezzata rispetto alla norma.
Nel 2004 l’istituzione Kidney Disease Improving Global Outcomes (KDIGO), ha redatto una nuova classificazione delle malattie renali, adottata in seguito a livello mondiale. Essa è data dall’indicatore di velocità del filtrato glomerulare ottenuto dal calcolo della creatinina plasmatica, dall’esame delle urine e dall’ecografia renale.
La categorizzazione della MRC in cinque stadi è stata ormai adottata su scala mondiale e riportata in vari documenti di cui l’ultimo risale a luglio 2011. La malattia renale cronica, nella maggior parte dei casi, ha un’evoluzione per lo più asintomatica e presenta una tendenza intrinseca alla progressiva perdita della funzione renale, sino a giungere alla necessità di terapia sostitutiva e/o trapianto.
L’evoluzione verso l’insufficienza renale grave non è automatica e non coinvolge in modo univoco tutti i pazienti. Alcuni pazienti rispondono efficacemente agli interventi terapeutici e all’adozione di uno stile di vita appropriato, rallentando la progressione della nefropatia e posticipando l’ingresso in dialisi (questi pazienti vengono denominati controlled patients).
Altri pazienti, invece, (cosiddetti fast progressors), a causa di fattori intrinseci alla malattia nefropatica iniziale e/o della presenza di altre patologie croniche e altri fattori di rischio, evolve in tempi più o meno rapidi verso lo stadio terminale della MRC, con necessità di sottoporsi a una terapia sostitutiva della funzione renale.


Ultime modifiche: martedì, 27 luglio 2021, 16:56